MAY WE BE THEM - ANTONELLA STELITANO - SCRITTRICE

Raccontaci perchè hai deciso di far parte del progetto (qual è la tua battaglia e/o il messaggio che vuoi che passi attraverso al tua storia)

Ho accettato di far parte del progetto inizialmente perché me ne ha parlato Silvia Biasi, atleta della nazionale di Sitting Volley. Da anni lavoriamo insieme in favore della promozione dei valori dello sport, e ho pensato che se lei credeva in questo progetto avrei detto di si anch’io. Avevamo da poco finito il libro autobiografico di Silvia, scritto per far conoscere la sua storia. Ci è sembrata una cosa bella e, speriamo, utile per incoraggiare chi vuole impegnarsi in qualcosa a non scoraggiarsi e a inseguire i propri sogni. Un po’ come abbiamo fatto io e Silvia, ciascuna nel suo settore.

 

Hai mai pensato che le donne non possono essere d'ispirazione?

Le donne possono essere di ispirazione tanto quanto gli uomini, come possono essere cattivi esempi tanto quanto gli uomini. Il fatto che, storicamente, lo siano state di meno dipende dalla circostanza che la storia è una storia scritta quasi sempre dagli uomini, che hanno trascurato il contributo delle donne perché ritenuto non meritevole di attenzione. Faccio un esempio banale: in Italia le strade intitolate a donne sono circa il 5%. Io ho vissuto da piccola in una via intitolata a una poetessa e vedere il suo nome scritto sull’insegna della strada mi incuriosiva. Mi chiedevo chi fosse questa donna, quanto brava doveva essere per avere una via intitolata a lei… Così alle elementari mi ero messa a scrivere poesie. Ecco, se ci fossero più strade dedicate alle donne magari ispirerebbero altri bambini.

 

Che pregiudizi (preconcetti) hai dovuto affrontare?

Sono entrata in una redazione quando avevo 17 anni. Sono stata eletta nel Consiglio di una federazione sportiva quando ne avevo 20. Erano ambienti maschili, ma non mi hanno mai fatto sentire a disagio. Sono sempre stata trattata bene e rispettata, ma devo dire che anch’io ho sempre fatto in modo che ci fosse rispetto. In altri settori, invece, i pregiudizi ci sono stati. Ricordo episodi come il monito di una persona, che mi disse che le donne intelligenti danno fastidio e vanno messe all’angolo, o, riferendosi alle quote rosa, ho sentito dire “Perché devo scegliere una donna stupida quando posso avere un uomo?”. 

Frasi come queste sono ancora molto diffuse, come l’abitudine a descrivere la donna per gli attributi fisici prima che professionali. Oppure si scivola sul carattere: se un uomo ha un carattere forte questo è un pregio, ma se una donna ha un carattere forte allora è isterica, nevrotica, o “ha le sue cose”. E’ dura a morire questa cosa. All’inizio mi dava fastidio, poi sono arrivata alla conclusione che chi lo fa non ha scelta. Denigri il fisico o il carattere perché non puoi denigrarne la professionalità. Le persone che hanno bisogno di farlo sono le meno preparate o quelle insicure, che per emergere devono per forza denigrare gli altri.  E allora mi sono detta che le azioni e le parole qualificano chi le fa non chi le riceve. La differenza poi emerge sempre anche se ci vuote più tempo.

 

Ti sei mai assunta dei rischi?

Ogni progetto è un rischio. Certo, un rischio per modo di dire, nel senso che dedichi tempo e non sai se funzionerà, se ne uscirà un buon lavoro, se sarà una perdita di tempo. Io mi lascio molto guidare dall’istinto, dall’intuito, e non me ne sono mai pentita. Anche quando andavo contro tutte le logiche. Una volta ho trascinato uno studioso molto serio e stimato in un progetto che volevo fosse assolutamente alla portata di tutti. All’inizio non è stato facile: secondo lui andava alzato il livello, il tipo di linguaggio, l’apparato di note, la bibliografia… Ci siamo anche amichevolmente scontrati. Poi è capitato che con quel progetto abbiamo vinto un premio importante. Era stato premiato lo sforzo di rendere accessibile a tutti un tema di nicchia. Da allora siamo diventati ottimi amici. 

Voglio dire che, a volte, se pensi troppo, ragioni troppo, ti fermi a calcolare ogni dettaglio, ogni pro e contro, non crei mai niente. Se lasci libere le idee, allora sono loro che ti guidano perché in fondo non nascono a caso. Le intuizioni si costruiscono con quello che sai e che sei. Se nutri dubbi lascia perdere, vuol dire che non sei pronta o che quella non è la scelta giusta per te. Per me è sempre stato così, anche quando ho rinunciato a lavori importanti perché mi portavano lontano da casa o a incarichi che potevano cambiare la mia vita e darmi prestigio. Di istinto ho scelto di no e non me ne pento. 

 

Che ostacoli hai dovuto affrontare per arrivare dove sei adesso?

Gli ostacoli fanno parte del percorso. Se non ti alleni a superarli non vai avanti. Io vengo dallo sport e lì se non ti impegni non ottieni niente. E se imbrogli ti scoprono. E’ una grande lezione di vita: vinci, perdi, ti rialzi. Tieni fisso l’obiettivo che vuoi raggiungere e lavori rispettando i tuoi avversari. Io ho studiato tanto, lavorato tanto, sacrificato anche molto del mio tempo “libero” per portare a termine tutte le cose che volevo fare. Non è stato facile perché sono anche una moglie e una mamma, ma ci sono riuscita. Oggi degli ostacoli nemmeno mi ricordo… Ma devo ringraziare anche la mia meravigliosa famiglia che mi supporta e “sopporta”.

 

Se la tua vita fosse un libro, come si chiamerebbe?

Ah no, davvero non saprei. Io scrivo libri, ma vado in crisi quando devo scegliere il titolo… Spesso (anzi quasi sempre) lo scelgono gli altri per me. Quindi anche in questo caso sceglilo tu…

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