MAY WE BE THEM - Gaya spolverato - chirurga

Raccontaci perchè hai deciso di far parte del progetto (qual è la tua battaglia e/o il messaggio che vuoi che passi attraverso al tua storia)

Ho deciso di far parte del progetto perché ritengo sia necessario segnare il passo per le più giovani, mostrare che esiste un mondo al di là degli stereotipi. Esistono testimonianze forti di persone che ci hanno provato, o che ci provano ogni giorno, esistono storie che vanno raccontate.

 

Hai mai pensato che le donne non possono essere d'ispirazione?

Le donne devono essere di ispirazione, lo sono per i loro genitori sin da bambine, per i loro amici, per i loro figli e colleghi. Non posso pensare che sia diverso da cosi. Peraltro avere la fortuna di riconoscere una persona del medesimo sesso come ispirazione ha dimostrato ampiamente di essere uno stimolo importante alla crescita professionale e umana.

 

Che pregiudizi (preconcetti) hai dovuto affrontare?

I pregiudizi che ho affrontato sono legati al genere e all’età. Per quanto riguarda il genere hanno sicuramente accompagnato tutta la mia carriera medica e chirurgica finora. Dal giorno in cui mi sono iscritta a Medicina dichiarando il desiderio di diventare una chirurga, passando per scherni ed ironia circa la mia abnegazione al lavoro in sala operatoria, per le allusioni circa il mio successo nel campo della ricerca prima e della clinica poi, arrivando allo scetticismo circa possibili ruoli di leadership.

Lo stereotipo di genere accompagna la nostra carriera di chirurghe, e si esplica in molti momenti in maniera diversa. Innumerevoli sono gli esempi. Talora lo zoccolo duro sono i colleghi più anziani, meno spesso i coetanei o le altre professioni sanitari. Lo stereotipo nutrito dal paziente è sempre più gestibile, spesso retaggio culturale del passato.

 

Ti sei mai assunta dei rischi?

Mi assumo dei rischi tutti i giorni. Uscendo di casa alle 7:30 di mattina e tornando non prima di 12-13 ore dopo, perdendomi l’infanzia dei miei bambini sacrificati al lavoro, facendo diagnosi, scegliendo approcci terapeutici, imprimendo il bisturi, accettando incarichi sempre più ambiziosi.

Il mio lavoro è un rischio costante. Anche la mia vita lo è diventato.

 

Che ostacoli hai dovuto affrontare per arrivare dove sei adesso?

Gli ostacoli sono stati molti, credo dai tempi dell’università. Sicuramente superare ironia e scherni e proseguire dritti a testa bassa verso il raggiungimento di un obiettivo piu alto. Sono vissuta molti anni lontano da casa, negli Stati Uniti, vivendo momenti di profonda solitudine. Ho lavorato in maniera incessante anteponendo la mia formazione a tutto, anche alla mia salute. Oggi l’ostacolo più grande è affrancarmi nonostante la giovane età, che rimane un dato di fatto, cosi come il mio genere.

 

Se la tua vita fosse un libro, come si chiamerebbe?

Titolo: Seek to find the answer, never stop growing. 

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